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 Circa il 60% della popolazione in italia è affetta da malattia parodontale, patologia che nella sua forma avanzata (10% della popolazione) porta alla perdita del dente.

Piu in generale è possibile avere una perdita di un elemento dentario anche per altre cause, ovvero:

1. frattura traumatica o da carie della corona del dente.

2. frattura traumatica dellaradice del dente.

3. fallimento delle precedenti terapie conservative.

In tutti questi casi diventa necessario il ripristino degli elementi persi in arcata, in quanto, i denti residui tenderanno a colmare gli spazi lasciati liberi portando ad un alterazione del corretto processo masticatorio, con possibile ripercussione sul sistema muscolare e articolare della bocca. Tutto ciò porta alla comparsa di dolori muscolari a livello cervicale provocando mal di testa.

La perdita del dente quindi può essere trattata, con l’utilizzo di radici artificiali in titanio alla quale viene poi connessa una corona dentaria artificiale.

Esistono sul mercato decine e decine di impianti, ma che possiamo suddividere in due grandi categorie, l’impianto a vite, che viene avvitato direttamente nell’osso alveolare e l’impianto conico, che viene alloggiato all’interno di un alveolo appositamente preparato.

I vantaggi nell’utilizzo dell’implantologia rispetto alle altre tecniche protesiche tradizionali sono molteplici.

Rispetto alla protesi fissa tradizionale permette di ottenere caratteristiche e funzionalità simili al dente naturale, senza influire su altri denti, come nel caso di ponti su denti naturali, i quali denti devono essere preparati per poter accogliere la  protesi che viene cementata su di essi.

Rispetto alla protesi mobile, oltre ai vantaggi elencati in precedenza, si ha maggior confort in quanto è possibile ottenere riabilitazioni anche di arcate complete su impianti. Cio elimina gli svantaggi in detersione e di mobilità in masticazione delle protesi mobili, avendo la sensazione di avere in bocca i “propri denti” e non qualcosa di ingombrante ed estraneo.

L’inserimento della vite artificiale avviene in un’unica seduta, indolore ed in maniera minimamente invasiva. A questa seguirà un periodo di guarigione definito di “osteointegrazione” in cui l’impianto diventa un tutt’uno con l’osso. Trascorso questo periodo è possibile dar seguito alla connessione della corona dentaria artificiale.

In alcuni casi, ovvero quando si ha la perdita di un dente in zona “estetica” si può eseguire un’implantologia a carico immediato, cioè l’inserimento della radice artificiale in titanio e della protesi nella stessa seduta.

Tale tecnica non è sempre applicabile, ma soltanto in determinate condizioni di altezza e spessori ossei e in ogni caso all’ottenimento di una stabilità primaria (d’inserimento) dell’impianto.

La tecnica del carico immediato è anche applicabile nei casi di riabilitazione globale delle arcate dentarie, con applicazione del protocollo all on 4 o all on six, dove si inseriranno 4 o 6 impianti dentali sui quali viene avvitata una protesi d’arcata con barra in titanio che viene denominata toronto bridge. Questa tecnica viene principalmente applicata in casi di atrofie mandibolari e mascellari di media gravità.

Nei casi di gravi atrofie dei mascellari prima dell’applicazione delle viti artificiali in titanio bisogna eseguire delle tecniche di rigenerazione ossea verticali e orizzontali (GBR).

Cio porta ad un allungamento dei tempi di guarigione e quindi sarà più lunga l’attesa per avere il nostro/nostri nuovi denti in bocca.

La procedura d’inserimento della radice artificiale nonostante possa destare timore e preoccupazioni, in quanto si pensa comunemente possa essere dolorosa, si effettua con lo stesso quantitativo di anestesia utilizzato per eseguire un avulsione dentaria.

I pazienti sottoposti a tale procedura non riferiscono alcun fastidio durante le fasi operative e allo svanire dell’effetto dell’anestetico riferiscono deboli fastidi all’area coinvolta riuscendo a svolgere normalmente la loro giornata e i loro imopegni, senza intoppi e senza il bisogno di ricorrere ad analgesici.

Oggi con le nuove tecniche e tipologie di impianti il successo di tale terapia si aggira intorno al 98% per gli impianti a carico differito, la percentuale è inferiore nel caso di impianti a carico immediato o in caso di imoianti inseriti in osso rigenerato.

Dr. Lorenzo D’Agata

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